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In divenire...
Dove posso dormire…
E’ lei la città che
ho raggiunto dopo saltellanti passi e mancate osterie, troppo lucide
per essere a buon mercato.
Quanti “io” accompagnano i suoni del vicolo che entra tra
le case!
E certo sono in piedi abbastanza sano per trovar riposo ma , amici cari,
perché tutta quella intrepida attenzione di chi vive attorno ed
intorno?
Sapete, mi ha preso il sonno, non la stanchezza ma quella voglia del
respiro che sbuffa mute sillabe da dormiveglia, da confine… ed in questa città non
basta la camicia o la ruffiana scarpa per entrare, ci vuole una promessa ed
una pretesa di orgoglio, orgoglio da pesce, sano e liscio, orgoglio fiero e
solitario.
Mi piace quel brulichio cittadino che vi ho trovato, è un suono scalzo
dai piedi morbidi e l’asfalto che non macchia anche se liquido; è la
notte chiara sul taglio dell’alba.
Alba, ho lasciato il marchio del mare all’alba e sono entrato in questa
diversa città con documenti muti, forse perché troppo scuri,
quasi illeggibili.
Ho trovato, mi hanno dato asilo ed è magnificamente bello, bello non
spiegare niente, non aver niente da scucire alle orecchie fiscali del ragionare.
Qui si ha sonno ed è per questo che si è veementemente vigili!
Roberto Pagnani
…nel sonno…
“il sonno che calma gli affanni …balsamo delle anime ferite…primo
nutrimento nel banchetto della vita…dolce morte della vita di ogni
giorno…”
da bambino ero convinto che il sonno fosse una perdita
di tempo, un intervallo inutile e spento che toglieva smalto allo stupore
della vita
cercavo di dormire il meno possibile per fare tante cose, più cose
mi piacevano le ore notturne, quando il rumore intorno si placa e i pensieri
acquistano lucidità smagliante nel silenzio e nel buio
e mi piacevano le ore limpide del primo mattino, quando si sente la
vita che pian piano torna a manifestarsi
proprio non volevo dormire, o volevo dormire poco
e detestavo il sonnellino pomeridiano, lo consideravo una perdita di
tempo plateale rispetto alle possibilità del fare…
più tardi ho capito il mistero del sonno, la meravigliosa magia
di un tempo in cui la perdita e la conquista del sé si fondono
miracolosamente in uno stadio dove ci è impossibile intervenire
con la ragione e si apre una dimensione più ampia dove ogni dettaglio
acquista una valenza diversa mettendoci in intimo contatto con un altro
io, forse più profondo?, certo meno vigile e meno pronto alla
difesa, più “totale”…
nel sonno ho avuto piccole grandi rivelazioni, di me,
della mia vita, dei miei sentimenti, di alcune ‘verità’ alle quali
credo che mai avrei potuto avere accesso attraverso la ‘concentrazione’
abbandonato il controllo del pensiero, nel fluire placido del respiro,
intuizioni più assolute hanno a volte preso il sopravvento…e
mi si sono chiariti alcuni passaggi dell’esistenza, svelati alcuni
dubbi feroci, placate alcune rovinose paure
nel sonno, all’improvviso, ho visto chiaro sulle circostanze troppo
vaghe della morte di mia madre, sulle ambiguità volutamente protratte
di un rapporto intimo…
nel sonno, all’improvviso, ho ritrovato un equilibrio interiore
che si era tutto spezzettato…
nel sonno, ho imparato a nutrire e cullare piccoli e grandi dolori che
non mi davano pace
ancora oggi dormo poco, e mi piace ancora la notte
silenziosa, e mi piace la magia sospesa dell’aurora…ma quando arriva il momento
di potermi abbandonare al sonno sento un leggero, dolce sorriso dentro, ‘nfunno…e
so che quel tempo che sta per venire non è vano, ma è tempo
prezioso della vita, della vita vera…
marco
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